| Thieve's
Kitchen - Shibbolet 2003 Self Released Sito Internet: www.thieveskitchen.com |
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di: Gabriele Desole |
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Questo terzo lavoro dei Thieves Kitchen si presenta nel complesso su buoni standard qualitativi. Il gruppo è composto da un quintetto per una formazione che vede Andy Bonham al basso, Wolfganf Kindl alle tastiere, Phil Mercy alla chitarra, Mark Robotham alla batteria e la superlativa Amy Darby che con la sua voce piena e suadente dona un tocco di brillantezza al tutto. Andando all'analisi di quelle che sono le tracce presenti nell'album e partendo dai punti a sfavore direi che i brani più deboli sono "De profundis" e "Chovihani Rise". Vediamo perchè. De profundis seconda traccia di Shibbolet, manca di quello che gli antichi greci definivano "pathos". Personalmente avrei preferito una parte ritmica più agile e più snella con tempi meno dilatati e più sintetici, visto che non mi sembra sia alla portata di tutti fare il Peter Hammill o il Mike Oldfield della situazione. Ci si risolleva parzialmente con la terza traccia "Cardinal Red" in cui si esprimono buone doti strumentali e capacità compositive anche se ahimè ancora vi è qualche leggera imperfezione nella ritmica. Passiamo a Spiral Bound , brano a mio avviso tra i meglio riusciti dell'intero album. Intro di pianoforte che si evolve nell'immediato in una ballata acustica troneggiata dalla voce di Amy, vera regina del brano e di tutto l'album in fondo in fondo. Brano davvero semplice come struttura ma che dimostra come alle volte paga maggiormente la semplicità e la spontaneità piuttosto che la voglia a tutti i costi di fare le cose complesse senza le idee ben chiare. Il quinto brano "Chovihani Rise" segna il ritorno a sonorità elettriche anche se il pianoforte traccia la linea melodica di base. Ad innestarsi la voce ondulata della sempre ottima Amy e il contrappunto della chitarra elettrica di Phil Mercy. Il tutto dura ventiquattro minuti circa; decisamente un pò troppi per il discorso fatto in precedenza per "De profundis". L'ultimo brano "Surface Tension" chiude l'album in maniera più che buona. In definitiva direi che questo Shibbolet è un buon album che eccelle a tratti mentre su altri versanti si ritrova in deficit. Tuttavia mi sento di consigliarvelo nonostante questa frammentareità. |
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