Pear Jam - Pearl Jam
2006 - J Records/Sony Bmg
Sito Internet: www.pearjam.com

di: Claudio Tosatto

Pearl Jam. Un ritorno contraddistinto già dalla semplicità della copertina e del titolo scelto dalla band che rappresenta quel che è rimasto del rivoluzionario sound grunge di Seattle. Un album omonimo che con un flashback  porta Eddie Vedder e soci al passato, addirittura fino a Binaural.
Sono lontani anni luce i tempi di Riot Act, reazione a caldo di una politica statounitense che dipingeva un paese come l'antitesi del grande sogno americano.
Dimenticati i toni pacati del loro penultimo lavoro, i Pearl Jam si sono messi al lavoro selezionando gli oltre quaranta brani creati nei tanti concerti e messi a disposizione dei fans (solo alcuni che poi sono stati inclusi nel nuovo disco) in anteprima già da tempo nella rete.
L'inizio è dei migliori con "Life Wasted" puro rock n' roll con delle chitarre vintage stile Stones e affini con assoli che non ti aspetti già dal primo brano. Si continua nel migliore dei modi con "World Wide Suicide", primo brano della band in circolazione su internet.
"Comatose" è un vero pugno nello stomaco con assoli frenetici e chitarre impazzite che presentano un Mike McCready rigenerato che ricorda i fasti di Alive soprattutto nel seguente brano, "Severed Hand", dove l'incedere delle chitarre è spudoratamente Hendrixiano.
In "Marker In The Sand" si ha un lieve rallentamento con un pezzo rock sempre molto piacevole mentre "Parachutes" sembra quasi una ninna nanna, un bellissimo pezzo acustico marcatamente beatlesiano cantato con estrema dolcezza.
Con "Unemployable" si ha l'impressione di ascoltare una cover dei REM mentre "Big Wave" riprende il ritmo iniziale delle prime tracce del disco per poi frenare e riadagiarsi con "Gone", uno dei brani più belli del cd perchè dotato di un crescendo introdotto da chitarre a tratti ipnotiche e psichedeliche che ricordano leggermente ( per come è struttutata la canzone) "Light Years".
"Wasted Reprise" è un gioiellino patriottico a stelle e strisce che sembra concesso dallo Springsteen attuale, mentre "Army Reserve" sorprende per le chitarre in pieno stile Cure e un Eddie Vedder quanto mai impeccabile.
Altro richiamo del disco ai REM è "Come Back" mentre si chiude in bellezza con "Inside Job", brano che inizia quasi in sordina per poi sfociare nel classico e piacevolissimo crescendo a cui spesso siamo abituati anche in questo disco.
Un nuovo lavoro che rivela dei Pearl Jam rigenerati, dei Pearl Jam che mostrano i muscoli dopo un disco come "Riot Act" che aveva posto in discussione il ruolo della band tra i grandi sopravvissuti della storia del rock.
sarà il prestigioso traguardo degli anta che avrà ricaricato loro le pile, ma mai quanto adesso sono orgoglioso di dire che i Pearl Jam sono ancora i Pearl Jam.