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Che
le condizioni climatiche possano delineare il genio artistico di un
musicista è una teoria alquanto assurda. Proviamo allora a ragionare
per teoremi contrari.
Immaginiamo la Scozia come una terra assolata e luminosa. Niente piogge,
niente gelo, niente fumo di fabbriche spazzato via dal vento gelido,
niente di tutto questo.
Dove sarebbero stati allora Roddy Frame, Ricky Ross, Gary Clark e Paul
Buchanan?
Dappertutto tranne che a casa rintanati in cantina a suonare per tutta
la sera.
Magari sarebbero stati al mare o a spasso per le strade a guardar
vetrine.
Poveri noi. Che anni sarebbero stati senza “KNIFE”, senza
“RAINTOWN” senza i DANNY WILSON e senza i BLUE NILE? Non voglio
neanche immaginarlo.
E grazie alle uggiose giornate londinesi che nasce un disco come “ALASKA”,
ottavo genito dell’accoppiata Trevor Jones / Marcus Cliffe, al secolo
“MIRACLE MILE”.
Maturo ed intelligente, ricco e variegato, semplice ed essenziale, come
solo certi maestri della “pop-heart” sanno fare, “ALASKA” è il
punto in cui si intersecano PREFAB SPROUT, DUNCAN SHEIK, BLUE NILE e
NEIL FINN.
Canzoni senza tempo che più ingialliscono più diventano preziose,
proprio come le foto di copertina estrapolate dall’album dei ricordi
di casa Jones.
Da segnalare su tutte la costelliana “BEAUTIFUL MIRAGE” senza nulla
togliere alle restanti sedici tracce che compongono il cd.
A questo punto mi viene il dubbio che ciò a cui abbiamo assistito fino
ad ora sia solo un miracolo, non sarà forse alchimia?
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