Karate - Some Boots
2002 Southern Records

Sito Internet: www.southern-records.com

di: Pier Vanni Cossu

Ho scoperto per caso i Karate mentre suonavano dal vivo a "Supersonic". Non li avevo mai sentiti prima, ed è stato subito colpo di fulmine. Preso come da una fame musicale ho comprato la prima cosa di loro che ho trovato. "Unsolved" ovvero il loro penultimo cd.
Visto che non avevo memorizzato i titoli dei brani eseguiti in tv, ho ascoltato tutto d'un fiato quel disco cercando quelle canzoni senza risultato. Dispiaciuto da una parte ma arricchito dall'altra credo di aver scoperto un gran bel cd che tra l'altro mi ha tenuto compagnia per un bel paio di mesi.
Ma la fastidiosa astinenza creata dalla suddetta esecuzione televisiva non si placa e mi spinge all'acquisto del successivo singolo "Cancel / Sing" .
Due brani lunghissimi e a dire il vero un tantino dispersivi, votati più all'esaltazione dell'assolo e alla ricerca del suono piuttosto che alla melodia .
Dopo qualche mese eccolo li il tanto atteso oggetto del desiderio, si chiama "Some Boots".
E' li dentro che stanno racchiusi i brani che ho visto eseguire in tv. Li ritrovo belli e nuovi come la prima volta. Una boccata d'ossigeno quando il resto della musica sembra soffocarti come l'afa di certi noiosi e umidi pomeriggi d'estate.
Di "Some Boots" ho letto delle mediocri recensioni ma ho sempre avuto la vaga impressione che i suoi cattivi recensori siano stati più che altro dei cattivi ascoltatori.
Un disco alle volte è necessario ascoltarlo più volte per poterlo apprezzare (o quantomeno assimilare) e a dire il vero io mi sono chiesto quante volte abbiano ascoltato questo disco coloro che tra le righe di certe riviste musicali autorevoli lo hanno accartocciato e gettato via come un foglio di carta pieno di scarabocchi.
Con questo non voglio dire che "Some Boots" sia il disco da cinque stelle che può segnare un'epoca, ma voglio difenderlo da chi vorrebbe relegarlo in un cantuccio con tanto di cappello con le orecchie da asino.
"Some Boots" è un disco scarno ed essenziale così come lo è la sua copertina.
Una chitarra , un basso e una batteria al servizio della canzone .
Se poi proprio un difetto dobbiamo appiopparglielo cerchiamolo tra gli assoli di Geoff Farina alle volte troppo lunghi e certamente non indispensabili.
Il resto e' un disco sicuramente non facile e da scoprire lentamente.
Al posto vostro non mi lascerei sfuggire la possibilità di ascoltare almeno una volta "Original Spies" o " Airport " magari tra un caffè ed l'altro … meditate gente, meditate!