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A
volte la migliore musica è il silenzio diceva qualche sciocco tempo
addietro. E noi ammettiamo pure che questa affermazione sia valida
per qualche istante. Togliamoci la possibilità di ascoltare la nostra
musica. Scommetto che dopo qualche istante presi da una sorta di crisi
di astinenza, inizieremo a scorrere la nostra collezione di vinili e di
CD, e a guardarne le copertine, i disegni e le illustrazioni. Vediamo un
po’ cosa potrebbe accadere pescando a caso.Un vinile con una banana
con su scritto peel slow and see; un altro con una bomboletta spray, un
altro ancora con la foto di un Cristo crocifisso ripreso alle spalle e
con i soldati romani in primo piano con delle lance, ed uno
isolato, proprio sulla estrema destra con un anacronistico mitra,
insomma tanto ben di Dio visivo che sarebbe un’opera immane
descriverli tutti.
La copertina del Cd di cui parleremo quest’oggi invece è tutto un
programma. Un ammasso informe di uomini, un groviglio dantesco di
musicisti le cui mani appaiono sproporzionate con le loro dita lunghe e
affusolate che sembrano estensioni dell’anima; l’oggetto perfetto
con il quale percuotere ora le corde di una chitarra ora i tasti di un
pianoforte. In basso sulla destra la dicitura “Edhels” in alto a
sinistra “Saltimbanques” e poi farfalle. Farfalle e stelle. Farfalle
e polvere di stelle. Philippe Breton ha saputo rendere alla perfezione
con l’opera “Le Tapis Volant” che compare sulla copertina,
ciò che si cela all’interno di questo cofanetto con all’interno un
oggetto circolare spesso pochi millimetri e luccicante. Ecco giunto il
momento buono di mandare a quel paese l’autore di quella frase un
po’ sciocca e banale della quale parlavamo all’inizio. Che il
viaggio sul tappeto volante abbia inizio.Ed i cocchieri di questo dolce
vagare saranno Marc Ceccotti, accompagnato dai suoi fidi e impeccabili
strumentisti, che saranno anche i nostri “Saltimbanques” circensi i
quali ci porteranno a bordo di un tappeto volante in posti magici e
incantati, che hanno come liaison e coordinate Avignon, Bruxelles
e la nostra Siena. Il tocco alla chitarra è eccezionale e può essere
paragonato a tratti al Fripp con i King Crimson primi anni ottanta,
tanto che alcuni brani come Avignon non sfigurerebbero in un album della
levatura di Discipline. Le sonorità che ci vengono proposte sono di
prim’ordine, dalle note di “Paradoxical Intentions” emerge un
sentimento di estraniazione-alienazione e allo stesso tempo di
spaesamento che pervade tutto l’album. Ma non voglio descrivervi e
rovinarvi la sorpresa di quando la lente del vostro lettore si
posizionerà sulla traccia numero 11 e inizierà la conversione dei bit
tramutandoli magicamente in musica. Sappiate solamente che la suite
“Mare Temporis” vale da sola il prezzo dell’acquisto con quell’intro
di pianoforte che era da tanto che non sentivo e che era da molto che
cercavo in una canzone. Il suo lento incedere e tuttavia il suo continuo
essere in divenire che mi ricorda le onde del mare che ogni mattina vedo
dalla finestra della mia stanza. Un brano strumentale che si porta via
quel tempo che sin dal suo inizio sembra fermarsi, per poi dilatarsi e
fermarsi ancora, ma che tuttavia scorre inesorabilmente lasciandoti
soltanto una possibilità: riportare con il tasto rewind la lente su
quei magici, eterei lidi. Il mio consiglio per tutti coloro che sono
rimasti delusi dalle ultime opere del tanto amato Re Cremisi è quello
di andare sul sito http://edhelsmusics.free.fr/ e acquistare questo CD.
Per tutti gli altri compratelo ugualmente, questa è musica che al di la
di ogni fredda e sterile distinzione di generi rimane ai vertici della
produzione musicale artistica odierna.
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