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Dopo un esordio folgorante come "Permission To Land" che ha catapultato i Darkness nell'olimpo dell rock n' roll, era un'impresa ardua per chiunque riuscire a proseguire con lo stesso successo commerciale incidendo un disco altrettanto geniale.Purtroppo la band dei fratelli Hawkins sicuramente si è persa un pò per strada, ma l'album non è così pessimo come tutti dicono o vogliono far credere.Il singolo che fa da apripista è la ruffiana "One Way Ticket",canzone dal riff accattivante e di chiara matrice Ac/Dc che però dosa l'energia con i tempi giusti.Subito dopo abbiamo "Knockers",un brano che forse eccede come anche in altri episodi nello sfolgorare i lustrini del glam rock tanto caro al leader Justin Hawkins.
Porseguendo abbiamo "Is It Just Me", altro ottimo brano rock n'roll che mantiene ancora buono il livello dell'album."Dinner Lady
Arms" è a metà strada fra una hit da classifica anni '80 e uno dei brani dell'ultima produzione dei Queen, la peggiore di tutta la loro carriera tanto per capirci meglio mentre "Seemed Like A Good Idea At The Time" si rivela una bella ballata che ha forse l'unico difetto nell'abuso degli archi che comunque contraddistinguono anche la sua particolarità.
"Hazel Eyes" sembra una brano di musica celtica suonato da qualke scozzese in kilt che ha messo le mani nella presa della corrente,un tentativo troppo azzardato di creare quel non so chè di alternativo.
"Bald" è forse il brano più bello di tutto il cd con un riff hard rock alla vecchia maniera che ha fatto la fortuna dei brani di Permission to Land con gli assoli di Justin Hawkins in bella vista.
Ci risiamo invece per "Girlfriend" e "English Country Man" con il soliti troppi eccessivi acuti e cori alla Queen che stonano spesso all'interno del cd assieme ad un uso inopportuno degli archi mentre "Blind Man", anche se forse troppo melensa si conferma una bella ballata ,qualitativamente sull'onda di "Seemed Like A Good Idea At The Time".
La produzione di Roy Thomas Baker (Who, Rolling Stones, Queen) ha avuto la sua influenza sul lavoro rendendolo ecessivamente leccato e troppo poco grezzo,limitando gli sfoghi chitarristici dei fratelli Hawkins ai pochi episodi azzeccati all'interno del lavoro dove l'istrionico Justin Hawkins eccede con falsetti,cori e archi fuoriluogo mentre buona la scelta delle parti di pianoforte e chitarra dove il leader della band si mostra sempre in ottima forma.Forse questo non è un lavoro immediato come il primo, ma dopo vari ascolti si rivela più generoso di come appare a primo acchito e forse in futuro sarà meglio affidarsi di più a chi ci sa fare con la chitarra che con con il conto in
banca.
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